libri… libri…libri…

 

Immagine di bookBuon pomeriggio cari lettori!
Oggi volevo fare un articolo diverso, ma sempre riguardante i libri, raccontandovi ciò che ho vissuto ieri:
Il professore dell’università ha voluto fare una lezione diversa dal solito, accompagnandoci alla Biblioteca Regionale di Messina ( Io vi frequento la facoltà di Lettere Moderne), con l’intento di farci “gustare” un manoscritto;
La lezione che ha intrapreso il Bibliografo invece è stata un po’ diversa da ciò che il professore si aspettava, ma comunque molto interessante.
La Biblioteca Regionale di Messina è stata voluta dal giurista messinese Giacomo Longo, che nel 1731 ha donato la propria raccolta di libri, formando così, da una biblioteca privata, una biblioteca pubblica.
Tra le raccolte dei documenti vi sono parecchi manoscritti di raccolte bibliografiche, ma vanta anche circa 127.000 volumi fra periodici, testi moderni e fondi antichi, trai quali due rotoli di pergamena, incunaboli, libri del ‘400, Cinquecentine, le prime stampe fatte dopo Gutenberg!
E’ stata una lezione super interessante, perché ciò che avevo studiato in bibliografia l’ho riscontrato e, come dice il professore, “gustato” in questa lezione tramite la quale ci siamo addentrati in un tempo lontano, un tempo in cui la carta non era ancora fatta industrialmente tramite la corteccia degli alberi ( un metodo che in europa nasce tardivo, in Asia invece è il cinese T’sa Lun a inventarlo, nel I sec d. C. utilizzò la corteccia degli alberi, vecchi stracci e una rete da pesca), ma per creare fogli di pergamena veniva lavorata la pelle di pecora; i fogli, tagliati e riuniti, erano racchiusi da un involucro di legno che dava al libro un aspetto molto simile a quello attuale.
La differenza tra questi che venivano chiamati codici – ad indicare le copertine di legno (codex= legno) –  e i libri attuali, stava nell’uso della copertina, che serviva esclusivamente per proteggere i fogli all’interno di essa. Nei codici la scrittura era distribuita in due colonne ed era continua, senza interruzioni e mancavano, come nei papiri, i segni di interpunzione;  Il tipo ci ha fatto notare che, inoltre, c’era l’uso di grattare la scrittura sulla quale era sovrapposta un’altra e questo procedimento è chiamato palimpsteso.

Ma ciò che il professore voleva farci capire da questa lezione è che per comprendere la storia bisognerebbe ” far parlare i morti”, ma ” i morti non parlano” e per questo ci hanno lasciato le fonti: per parlare con noi sebbene i mille, duemila, tremila anni che ci separano.
Ma la verità non esiste, e noi, da storici, possiamo solo avvicinarci ad essa, ma mai conoscerla appieno, ed è inutile che i filosofi ci vengono a dire quanto sia importante l’archè!
Noi non sapremo mai cos’è realmente accaduto, possiamo solo immaginarlo, scrutarlo, prendere queste fonti, restaurate e restaurate ancora un’altra volta, quasi “manomesse” dalla mano dell’uomo del presente, e farci domande su domande, perché non è importante ciò che la fonte ci risponde, ma è importante la domanda che noi le poniamo!

 

xxx

Deb