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#Pillole di Letteratura

Pirandello e Il Fu Mattia Pascal

Pirandello, o come lo chiamavo io al liceo Gigi Piri.

Pirandello nasce a Girgenti, la odierna Agrigento, Sicilia, nel 1867.
A lui non piace la “bella pagina” o l’effetto formale, ma il suo interesse ricade nel partire da episodi, elementi di vita reale, concreta degli uomini, per scoprire le contraddizioni della vita stessa.
La sua scrittura è essenzialmente frutto di elementi diversi:
Per prima cosa, la sicilianità, la durissima vita di Girgenti;
Il ceto impiegatizio romano, nelle sue opere notiamo un’attenzione alla borghesia romana di età giolittiana;
La Modernità, Pirandello ha infatti una coscienza fortissima dei cambiamenti che la modernità può apportare;
Le ossessioni familiari, sofferenze di origine psichica, sappiamo infatti che la moglie soffriva di crisi isteriche.

Maschere, fantasmi, personaggi.

Quando parliamo di Pirandello non possiamo non fare riferimento alle maschere che sono alla base del suo pensiero.
Per l’autore, infatti, siamo costretti dalla società malsana ad indossare delle maschere che non raffigurano ciò che siamo realmente, questo si attua nella vita che è come un flusso:
C’è infatti un conflitto tra vita e forma, e le maschere non sono altro che una manifestazione della forma.
Sopraffatti dalle maschere, le persone diventano inafferrabili, perdono ogni consistenza e valore e il loro posto è preso da fantasmi che recano su di sé il segno della forma, che uccide.
È dall’ossessione di questi fantasmi che nasce la concezione di personaggio come entità distinta dall’autore, un essere che cerca di realizzarsi in modo assoluto e vivere la sua vita nella scena.
Tutto questo è essenziale ne “IL FU MATTIA PASCAL”.

IL FU MATTIA PASCAL

Il romanzo nasce a puntate su «La nuova antologia» tra Aprile e Giugno del 1904 e successivamente in un volume estratto dalla rivista.
Nel 1910 appare una prima edizione presso l’editore Treves.
Il Romanzo inizia con Mattia Pascal in una biblioteca intento nello scrivere la sua storia.
Mattia Pascal vive a Miragno, un immaginario paese della Liguria.
Il padre, intraprendente mercante, ha la­sciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell’amministratore, Batta Malagna.
Mattia per vendicarsi compromette la ni­pote Romilda.
Costretto a sposarla si trova a convive­re con la suocera Marianna Pescatori che lo disprezza.
La vita familiare è un inferno, umiliante il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza, Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa.
A Montecarlo vin­ce alla roulette un’enorme somma di denaro e per caso legge su un giornale della sua presunta morte. Ha fi­nalmente la possibilità di cambiare vita.
Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari.
Si in­namora della figlia di lui, Adriana, e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. A questo punto si accorge che la nuova identità fittizia non gli consen­te di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l’anagrafe non esiste.
Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità.

Tor­nato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina. Non gli resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla sua tomba.

Nel romanzo notiamo che il personaggio è frantumato: ha infatti tre diverse incarnazioni e ciascuna impone un punto di vista diverso.
Mattia è costretto alla finzione, crede di poter trovare autenticità diventando Adriano Meis, ma occultando la sua vera identità è costretto ad una finzione perpetua.
In tutto il romanzo ci sono elementi simbolici, come il tema dell’acqua, motivo di morte per annegamento, il tema del buio, l’occhio storto di Mattia, che Adriano ha operato e l’ha costretto a stare al buio per un po’, il tema delle marionette, ricavato da Sofocle.
I Personaggi sono carichi di elementi grotteschi, deformi, si esprimono su un suggestivo sfondo di disillusione, il narratore infatti pare e non pare partecipare agli eventi.

IL FU MATTIA PASCAL è intriso dell’Umorismo Pirandelliano.
Dell’Umorismo Pirandello stesso ne parla in un saggio del 1908, di cui vi fu una seconda edizione dedicata proprio a Mattia Pascal.
Nel Saggio Pirandello rivendica il valore del Comico, che è colui che svela le contraddizioni della realtà e guarda a ciò che c’è dietro le maschere.

 

 

 

“Mi è capitato più volte, svegliandomi nel cuor della notte (la notte, in questo caso, non dimostra d’aver cuore), mi è avvenuto di provare al bujo, nel silenzio, una strana meraviglia, uno strano impaccio al ricordo di qualche cosa fatta durante il giorno, alla luce, senz’abbadarci; e ho domandato allora a me stesso se, a determinar le nostre azioni, non concorrano anche i colori, la vista delle cose circostanti, il vario frastuono della vita. Ma sì, senza dubbio; e chi sa quant’altre cose! Non viviamo noi, secondo il signor Anselmo, in relazione con l’universo? Ora sta a vedere quante sciocchezze questo maledetto universo ci fa commettere, di cui poi chiamiamo responsabile la misera coscienza nostra, tirata da forze esterne, abbagliata da una luce che è fuor di lei. E, all’incontro, quante deliberazioni prese, quanti disegni architettati, quanti espedienti macchinati durante la notte non appajono poi vani e non crollano e non sfumano alla luce del giorno? Com’altro è il giorno, altro la notte, così forse una cosa siamo noi di giorno, altra di notte: miserabilissima cosa, ahimè, così di notte come di giorno.”

Spero che questa prima #pillola vi sia piaciuta!
A presto.

Deb∼h.

 

Pubblicato da thebeautyandapileofbooks

Deb/ '96/ RC