Important

Stagista.
Aveva aspettato quella chiamata per tutto il giorno e tutta la notte, quando ad un tratto eccolo: lo squillo del cellulare, dall’altro capo del telefono una donna.
La sua voce l’avrebbe riconosciuta tra mille.
«Si, certo, signora» sentì la sua irritazione.
« Va bene, si… sto prendendo appunti…» cercò una penna nel cassetto della scrivania di fretta e furia, mentre teneva il telefono in bilico tra l’orecchio e la spalla.
« Due caffè macchiati. Chiamare la lavanderia. Prenotare al ristorante per … quante persone avete detto? mhm okay. Richiamare la lavanderia. Prendere il vestito alla lavanderia. Quello rosso. Va bene. Si, perfetto, ho segnato tutto. Okay, sign..»
« Okay, e come la dovrei chiamare? Okay… va bene. A dopo allora. Caffè macchiato, ricevuto».
Era solo uno stagista.
Anni e anni a studiare, scrivere, fare progetti.
«Sei il mio stagista» aveva detto lei al telefono.
Allora lui le chiese se avrebbe dovuto scrivere qualche pezzo di prova, e la sua risposta era stata una grossa risata « Dovrai solo fare ciò che ti dico, portarmi il caffè, cose di questo genere». Probabilmente la riluttanza di Daniel la si percepiva anche dall’altro lato della cornetta, così proseguì « Andiamo, tutti ci siamo passati!» prima di fargli l’elenco delle cose da fare.
Così si era ritrovato a guidare nel traffico, con due caffè bollenti nel sedile del passeggero, un vestito rosso appeso al finestrino, e cercando di telefonare per la prenotazione al ristorante.
Arrivato, corse dritto all’ufficio di Alice, trovandolo ancora chiuso.
« Non è ancora arrivata, ti conviene aspettarla qui! »
La bionda era già dietro la sua scrivania.
« Non credo di essermi presentata, sono Jennifer». Jennifer gli porse la mano.
Daniel gliela strinse. « Daniel».

***
Chiuse la telefonata.
Daniel era un ragazzo intelligente, ma avrebbe dovuto faticare prima di poter lavorare sul serio.
Si guardò allo specchio.
Due profonde borse sotto agli occhi. Non aveva dormito tutta lo notte, era rimasta sveglia a lavorare, a scrivere nuovi articoli, ad aggiornare le rubriche, a cercare news e gossip.
Aveva letto e risposto alle lettere che arrivavano e aveva iniziato ad abbozzare qualcosa sul suo nuovo racconto.
Si sciacquò il viso, guardò l’orologio. Daniel si sarebbe di sicuro imbattuto nel traffico. Avrebbe avuto tutto il tempo.
Si immerse sotto il getto d’acqua.
Sperava che Daniel avrebbe fatto adeguatamente ogni cosa che lei gli aveva detto.
Si era ritrovata a pensare spesso a lui.
Nessun uomo gli aveva mai fatto quell’effetto, lui le sembrava diverso da tutti gli altri.
Si erano scambiati, si e no, qualche parola, eppure…
Uscì dalla doccia, asciugandosi bene i capelli.
Si vestì, si truccò cercando di far sparire quelle spaventose occhiaie.
Si guardò allo specchio.
Non si era mai guardata allo specchio così tante volte come quella mattina.
Sorrise inaspettatamente al suono del cellulare.
Nuovo stagista. Non avrebbe potuto memorizzarlo con il suo nome.
Era sempre il suo capo, no?!
Sbruffò pensando che non avrebbe dovuto chiamarla. Attaccò.
« Vediamo quanto riesci ad aspettare».

***
« Non avresti dovuto chiamarla» Jennifer era sconcertata « Ora si arrabbierà»
« C’è un orario, dovrebbe rispettarlo!»
« Ma lei è il capo redattore!»
« Si, ed io lo stupido stagista che le porta il caffè, allora?!»
«Dovresti essermi grato, invece di voltarti in questo modo!» Alice era appena entrata.
Indossava un paio di leggins neri che le fasciavano le gambe, dandole un’aria ancora più sexy « Spero che il caffè sia caldo» proseguì, senza dargli il tempo di rispondere.
« Se si è raffreddato non è certo colpa mia!»
Alice non fece caso alla sua risposta, e gli fece cenno di seguirla nel suo ufficio.
Entrati, Daniel posò caffè e vestito, prima di risedersi in quella sedia di pelle nera.
Gli sembrò quasi di star vivendo un dejavù.
« Andiamo dritti al punto, Daniel» lo guardò dritto negli occhi cercando di rimanere seria il più possibile « Non perché sei un bell’uomo, puoi permetterti di parlare di me così!»
Bell’uomo. Daniel accennò ad un sorriso. « Lo sai che ho ogni potere per licenziarti, vero?!»
« Ma qualcosa mi dice che non lo farai…»
Alice era esterrefatta, nessuno si era mai permesso di risponderle in quel modo, era arrabbiata con lui, ma nel frattempo ne era rimasta affascinata.
« No, hai ragione, non lo farò… » bevve un sorso di caffè, porgendo a lui l’altro bicchiere.
« Ti piace macchiato, no?»
« Il mio preferito» Daniel afferrò il bicchiere, sfiorandole appena le dita « Devo sentirmi importante, allora?».
« Come?! Oh no, offro sempre il caffè agli stagisti un po’ stupidi»
« Quanti stagisti un po’ stupidi avete avuto?!»
« Contando te, direi solo uno»
« Allora ho ragione di nuovo»
Alice lo osservò: non mostrava insicurezza, lo sguardo che sosteneva il suo.
« Invece ti stai proprio sbagliando, sai?!» avvicinò il suo viso al suo.
« Se fossi stato così importante come dici… » i loro nasi quasi si sfioravano, Daniel riusciva a sentire il respiro di lei, il cuore che accelerava ad ogni suo movimento « ti avrei dato una mansione più elevata… »
« Magari è perché mi volete intorno…»  Alice rise, era la seconda volta quella mattina.
« Facciamo così» si allontanò da lui, quasi bruscamente « Fammi vedere quanto puoi essere importante ».

Debbi96
Eccomi, un po’ meno puntuale. Spero che anche questo capitolo vi sia piaciuto.
Lasciatemi qualche vostro parere nei commenti!
Alla prossima!

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