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Kimi no na wa – Recensione

Titolo: Your name
Titolo originale : Kimi no na wa
Autore: Makoto Shinkai
Casa editrice : Edizioni BD
Collana: J-Pop
Anno di pubblicazione: Gennaio 2017
Traduzione: Salvatore Corallo

Trama

“Mitsuha, una liceale che vive in una città di montagna, si ritrova, in sogno, nei panni di un ragazzo. Una stanza mai vista prima, amici che non conosce e Tokyo che si estende davanti a lei. Nel frattempo Taki, un liceale che abita proprio a Tokyo, vive la stessa esperienza, ritrovandosi, in sogno, nel corpo di una ragazza, in una città sperduta fra le montagne. Presto si accorgeranno dello “scambio” onirico, ma …
L’incontro tra due realtà così diverse mette in moto gli ingranaggi del destino.”

” Ogni tanto, la mattina, appena sveglia mi capita di ritrovarmi a piangere senza sapere perché.”

 

Recensione

Non so se avrei apprezzato così tanto il libro se prima non avessi visto la trasposizione cinematografica.
Makoto Shinkai è uno scrittore, sceneggiatore, animatore e regista e nella Post Fazione del libro ha confessato che questa storia non è stata concepita per essere un romanzo, ma solo per essere un film animato, un anime.
Makoto ha poi iniziato la scrittura del romanzo mentre stavano ancora inscenando il film, così che il film è in realtà diventato la trasposizione cinematografica del libro, quando era nato per essere il contrario, ma ha sostenuto con fermezza che entrambi regalano qualcosa all’altro.
Il libro non può esistere senza il film ed il film non può esistere senza il libro, così che i due coesistono insieme per arricchirsi a vicenda.
Vedendo il film ammetto di aver pianto, e leggendo il libro ammetto di aver pianto ancora di più, pur sapendo come sarebbe andata a finire, pur sapendo cosa aspettarmi e forse proprio perché lo sapevo, ho pianto.
Makoto scrive il libro secondo il punto di vista dei due protagonisti: Mitsuha e Taki.
Il film invece ci fa vedere la storia secondo una prospettiva diversa, in terza persona ci vengono narrati i fatti  e li vediamo scorrere sotto i nostri occhi.
Il film ci mostra per filo e per segno ciò che accade, il libro ciò che accade ce lo spiega.
Nel film le scene si sovrappongono l’una sull’altra e ti ritrovi far parte di un turbinio di vicende senza rendertene conto, nel libro i fatti sono narrati minuziosamente, per quanto tante volte il cambio di prospettiva mi lasciava un attimo stordita e dovevo fare un passo indietro per vedere se in quella scena avrei dovuto immaginarmi Taki o Mitsuha.
Per quanto vi siano queste differenze lampanti, il film aiuta a capire al meglio il libro, ed il libro aiuta a capire ancora di più il film, c’è questo scambio di avvenimenti, di idee, di sfaccettature dell’uno e dell’altro che si intersecano tra loro, quasi che oserei chiamarlo Musubi.

” Unire i fili è Musubi, unire le persone è Musubi, lo scorrere del tempo è Musubi … tutto questo si dice con una sola parola […]  I fili si congiungono e prendono forma, si torcono e si intrecciano, a volte si sciolgono, si spezzano e si uniscono di nuovo. Questo è il kumihimo. Questo è il tempo. Questo è Musubi. […] L’atto di immettere qualcosa nel corpo è Musubi. Una cosa che entra nel corpo si lega all’ anima.”

Questa storia mi rimarrà ancorata nel profondo del cuore, nei miei bulbi oculari o nei miei polpastrelli, nell’atto di svegliarmi al mattino, di osservare il panorama, di sbadigliare, bere, correre, studiare, scrivere, in ogni cosa che farò, in ogni parte del mio corpo mi ricorderò, ce l’avrò presente giorno e notte. Non è una semplice storia d’amore, neanche una semplice storia fantasy o di avventura o di amicizia. Questa è la storia di due ragazzi, Mitsuha e Taki, dell’intersecarsi di fili, dell’intersecarsi del tempo, di masticare il sake e poterlo offrire agli dei con la consapevolezza che tutto, ogni cosa, è Musubi.

 

Voto
5/5

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Pubblicato da thebeautyandapileofbooks

Deb/ '96/ RC

2 Risposte a “Kimi no na wa – Recensione”

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