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“Il circo della notte”, Erin Morgenstern – Recensione

 

“Strana vita conduciamo, viaggiando a caccia dei nostri sogni di luogo in luogo.”

 

Titolo: Il Circo della notte
Titolo Originale: The Night Circus
Autrice: Erin Morgenstern
Casa Editrice: Rizzoli
Pagine: 460

“Prendendo tempo come se disponesse di tutto il tempo del mondo e dell’universo dal giorno in cui le favole significavano più di oggi, ma forse meno di quanto significheranno in futuro, fa un lungo respiro, e sciogliendo il nodo di parole che ha nel cuore le lascia scivolare giù dalle labbra senza sforzo.

«Il circo arriva inaspettato.»”

Trama

Le Cirque des Rêves, il circo dei sogni appare come se nulla fosse e va via di nascosto, viaggiando su un treno, e molti si domandano come sia possibile.
Apre al crepuscolo, chiude all’alba, luogo dove realtà e illusione si fondono.
E’ un posto misterioso, energico, folle, quasi quasi oserei dire magico, è lui il vero protagonista della storia.
Il circo della notte va vissuto, come se fossi un ospite speciale, puoi camminare tra i tendoni bianchi e neri, sentire il profumo di caramello e zucchero filato, assaggiare il sidro e i topini di cioccolato.
Puoi lasciarti ammaliare, puoi lasciarti stupire dall’Illusionista che trasforma il mantello in una colomba, o dall’indovina che ti leggerà il futuro, o dalle statue umane che non capisci se sono davvero vive oppure no.
Ma dietro le quinte, nel retro palco, c’è un mistero non ancora svelato, mentre sei lì a razionalizzare se è mai possibile che una contorsionista possa entrare o meno in una scatola minuscola, di vetro e non credi tu stesso a ciò che ti viene mostrato sotto i tuoi stessi occhi, si sta svolgendo una sfida. Non una sfida con scudo e spada, nemmeno con frecce o strumenti simili, è una sfida tra due rivali che stanno giocando, come fosse una partita a scacchi e lo stesso circo è la scacchiera.

Recensione

Ho letto, anzi divorato, Il Circo della Notte in un solo giorno e mezzo.
Il Circo mi ha attirato come un ferro può essere attirato da una calamita, mi ha quasi trainato con forza e ha lasciato che mi addentrassi attraverso le righe fino al cuore pulsante delle pagine.
L’ho potuto vedere, l’ho potuto assaporare.
Erin ha un modo tutto suo di descrivere i momenti, con una minuziosità dei dettagli propria di uno scultore intento a fabbricare la sua opera.
Puoi leggere il Circo attraverso due prospettive: da spettatore, inoltrandoti tra i tendoni a forma circolare, passeggiando lungo un corridoio tappezzato di carte da gioco, rimanendo frastornato dagli odori, dalla fragranza di pino e di foresta selvatica, insieme a quella di sabbia e oceano cristallino, puoi addentrarti nel salone degli specchi, dove ti accolgono centinaia di specchi di diverse forme e figure, in uno si riflettono i tuoi stivali, in un altro una parte del tuo viso, in un altro ancora il tuo braccio, puoi camminare lungo il sentiero, osservando il grande orologio, sentendoti parte di quella maestosità; oppure puoi immedesimarti in Celia Bowen, nei suoi timori, nelle sue debolezze, nelle sue fragilità, vedendola crescere, vedendola divenire una donna forte, pronta ad accettare ogni sfida, in Marco, nel suo coraggio, nella sua prontezza, nel suo volere rinnovarsi, studiare, leggere, capire.
In Friedrick Thiessen e nel suo spirito forse ancora da bambino, in grado di stupirsi delle piccole cose.
In Madama Padva, in Tsukiko, nelle sorelle Burgess e in Mr Barris, in Prospero l’Incantatore e nell’Uomo in Grigio, in Chandresh Christophe Lefevre e la sua illuminazione, in Bailey e i gemelli Murray, ma in qualsiasi prospettiva tu possa vederlo, ti innamorerai del Circo. 

“Mentre ti allontani nell’alba che sboccia, pensi che all’interno dei confini del Cirque des Rêves ti sentivi più vivo. E non sai più dire da quale parte stia il sogno. “

 

Voto 
5/5

 

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Pubblicato da thebeautyandapileofbooks

Deb/ '96/ RC

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