E’ la prima volta che mi cimento in una storia del genere.
Mi è venuta in mente dopo un sogno che ho fatto la scorsa notte e che mi ero totalmente dimenticata, e ricordandolo la mia mente ha formato questa “cosa” folle.
Spero che vi piaccia, e non siete esenti da critiche! 

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Bloodly mirror

Mi sveglio ancora una volta di soprassalto.
L’orologio alla parete segna le 02.00 di notte, ho il respiro affannato, il cuore batte ad un ritmo accelerato.
Sudo freddo e continuo a stringere il mio petto alle ginocchia.
Sono rannicchiata in un angolo del letto.
Mio marito dorme beato, come ogni notte.
Ha un viso così sereno, chissà cosa sta sognando, di sicuro non la stessa cosa che sogno io.
Non posso riaddormentarmi, altrimenti farei un altro di quegli incubi.
Sempre lo stesso. Un coltello. Il sangue che cola.
Ma non é il mio sangue.
Osservo la mia mano e getto il coltello a terra che piomba  facendo un rumore così prorompente da svegliarmi.

Ed eccomi qui, come ogni notte.
La mattina faccio finta di nulla, nascondo le mie occhiaie, sorrido ai bambini, li accompagno a scuola.
Faccio la spesa, vado a correre, faccio di tutto per tenermi impegnata.
Cerco di non dormire.
Qualche volta funziona anche.
Qualche volta non ci penso nemmeno: penso solo ai miei figli, a cosa preparare loro per pranzo, a portarli a parco, a insegnare loro ad andare in bici.
E funziona, dico davvero.
Tante volte mi fermo al parco a parlare con altre mamme, i figli sono amici dei miei.
Loro giocano sullo scivolo ed io e lei ci scambiamo qualche parola.
“Come è andata la giornata? Stancante?”
“Mi sono dovuta alzare la notte ad allattare, ma per il resto bene!”
Io annuisco, mentre nella mia testa penso che non potrebbe mai provare ciò che provo io.
La notte.
Lei si alza, dà da mangiare alla bambina, e si riaddormenta.
Lei non sogna quello che sogno io.
Lei va a letto tranquilla.
Lei fa l’amore con il marito e poi sogna di stare tra le braccia di un altro.
Chi è quest’altro eh?! Forse è mio marito?!
La colpisco leggermente con il gomito.
Lei perde per un attimo dalle mani la carrozzina.
Torno di nuovo in me.
“ Scusami, non l’ho fatto apposta!”
Afferro la carrozzina appena in tempo, lei mi ringrazia e va via.
Un clacson.
É mio marito.
Mi sento sempre bene quando lo so con me.
Raduno i bambini e saliamo tutti in macchina.
Preparo la cena, do loro il bacio della buonanotte.
Sono a letto, mio marito accanto a me.
Non lasciarmi mai, penso. Ma non gli dico nulla.
Lui mi da un bacio casto sulle labbra, mi volta le spalle e di getto si riaddormenta.
Quando eravamo giovani non era così.
Quando tornava da lavoro non era stanco, quando tornava dal lavoro aveva solo voglia di spogliarmi velocemente e di fare l’amore con me.
Mi baciava ogni parte del corpo ed io mi sentivo la donna più bella del mondo.
Ora invece è stanco.
Ora si addormenta facilmente.
“Cosa hai fatto a lavoro caro?” gli chiedo.
“Sempre le solite cose! Ma cara, non c’è bisogno di chiamare sempre la mia segretaria sai?”
La sua segretaria.
“Perché te l’ha detto?”
“É la mia segretaria. Deve dirmi tutto ciò che le passa sotto quella cornetta!”
Mi irrigidisco.
Sembra che lo faccia apposta ad innervosirmi ogni volta.
“Su, dai, è tutto okay, ti amo”
“Ti amo anche io”
Gli occhi mi si chiudono contro la mia volontà.

C’è una donna.
Ha lunghi capelli biondi.
Gli occhi azzurri.
Sorride ammaliante ad un uomo.
Stanno prendendo il caffè, lui le sfiora la mano.
Lei con l’altra si annoda una ciocca di capelli al dito.
Sento le loro risate.
“Tua moglie non ci vedrà” è lei a parlare “Andiamo, su”.
I due si appartano in una viuzza al retro del bar.
Posso vedere le mani di lui sul corpo di lei.
Cerco di non esplodere.
Sono tesa.
Lo stesso coltello in mano.
Ancora pulito e cristallino.
La scena cambia.
Questa volta sono io a sorridere.
Il coltello alle mie mani sporco di sangue.
So che non è il mio sangue.
Mi guardo attorno.
Ma non vedo nessuno, solo una macchina in lontananza con i fari accesi.
La riconosco, è la macchina di mio marito.
Apro lo sportello e mi metto alla guida.
Rido. Ho una risata isterica.
Le mani ancora sporche di sangue ed il coltello nel sedile del passeggero.
Sto tornando da te, caro.

Mi sveglio.
Mio marito sta ancora dormendo.
Sorrido a guardarlo, sembra quasi un bambino.
Mi sporgo avanti per baciarlo, ma noto una chiazza di sangue sul lenzuolo.
Mi guardo le mani.
Com’è possibile?!
Ho le mani sporche di sangue.
Corro svelta nel bagno, cerco di lavarle con scarsi risultati.
La puzza di sangue si sente ancora.
Mi sciacquo il volto.
É solo un incubo, penso. Non è nulla di reale.
Mi guardo allo specchio, ma il mio riflesso è diverso.
Ha un sorriso compiaciuto.
Ce l’abbiamo fatta.
“Chi ha parlato?!” sto urlando.
Non posso essere pazza, qualcuno ha parlato, ed era una voce così simile alla mia.
Osservo meglio il mio riflesso.
Non noto più nulla di strano.
Torno in camera da letto.
Le lenzuola sono tornate pulite.
Bianche.
Neanche una macchia di sangue.
Mio marito allo stesso identico posto.
Mi siedo e cerco di non pensarci.
Ma la testa mi fa così male.
Pensieri negativi mi pervadono.
Uccidere.
Vendetta.
Morte.
Mi stringo la testa tra le mani.
Non devi più preoccuparti, ci sono io con te.
Provo a scacciare quella voce dalla mia mente.
Ma è tutto così confuso.
La testa continua a farmi male.
Ho uno strano desiderio, e una nuova consapevolezza.
Ho ucciso io quella donna, vero? Lo domando alla voce, o forse a me stessa.
Una nuova consapevolezza.
E uno strano desiderio.
Voglio uccidere.
Sento la voce sogghignare.
Mi rimetto sotto le lenzuola.
Vieni con me.
La voce è sempre più presente.
Chi sei? Le chiedo.
Io sono te.
Mi ridesto. E chi ti dice che io voglio essere te?
La voce ride. Non ti sbarazzerai mai di me.
Io sono i tuoi desideri più nascosti.
Alzati.
Mi alzo, quasi automaticamente.
Vedi? Puoi fare tutto ciò che ti dico!
La voce mi dice di andare in cucina, ed io ci vado.
Mi dice di aprire il cassetto delle posate, ed io lo faccio.
É più forte di me.
Non riesco a controllarla.
Prendilo!
La voce si fa più forte, è quasi assordante.
E per uno strano motivo, so già quello che vuole.
Prendo il coltello.
Le chiavi della macchina.
Vado in Garage.
Apri il cofano
Brividi iniziano a percorrere la mia spina dorsale.
É lei.
La donna del sogno.
Mi metto in auto, e accendo il motore.
Non so dove sto andando.
La radio si accende da sola.
Sta mandando una vecchia canzone degli anni Ottanta.
Spingo sull’acceleratore, sempre più forte.
Sento l’adrenalina pomparmi nelle vene.
Mi convinco che è tutto okay. Mi convince che è tutto okay.
Non so più quali siano i miei veri sentimenti, adesso.
I miei veri pensieri.
Ci fermiamo di fronte uno strapiombo.
Scendo dall’auto e apro ancora una volta il cofano.
Noto che accanto al corpo della donna, c’è una corda.
La lego.
Taglio la corda con il coltello.
Buttala.
Faccio come mi dice.
La spingo giù per lo strapiombo.
Vedo il suo corpo sbattere contro i massi e le pietre, inerme.
I capelli biondi divenire rossi dal troppo sangue che perde dalla testa.
Mi sento rasserenata.
Mi sento bene.
Neanche un briciolo di rimpianto.
Neanche una lacrima versata.
Rido compiaciuta.
Ce l’abbiamo fatta.
Neanche il tempo di rispondere che sento un dolore lancinante ai polsi.
Il sangue scorre dalle mie vene.
Sulle mie braccia.
Dai miei polsi.
Sono io stessa a farlo?!
Che cosa vuoi da me?!
Urlo. Urlo ancora più forte.
Cerco di resisterle, ma non ci riesco.
Cerco di arrivare alla macchina, ma mi accascio a terra.
Sto perdendo troppo sangue.
Il mio corpo non regge.
Sono accanto al precipizio.
É l’unico modo per liberarmi di lei, penso.
Ma sono davvero io a pensarlo?
Piango pensando ai miei bambini.
Piango pensando a mio marito.
Scusatemi.
Mi lancio nel vuoto.
Come se avessi ricevuto una spinta.
Chiudo gli occhi.
Il coltello mi scivola dalle mani.
Sbatto la testa, sento il sangue scorrermi sul volto.
Lo sguardo annebbiato.
Un solo pensiero mi invade la mente. Addio.

 

 

xxx

Debbi96